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Area Trasporti -> Opinione

Primi commenti al decreto legge 25 giugno 2008 n. 112, convertito in legge 6 agosto 2008, n. 133 (pubblicato sulla G.U. n. 195 del 21 agosto 2008)

(Testo dell'articolo 83bis ex D.L. 112/08 convertito in legge in data 6 agosto '08....)

Costo del gasolio: prime note sulla legge di adeguamento delle tariffe.

Il provvedimento recentemente approvato (art. 83 bis) costituisce una prima evoluzione della nuova normativa (Decr. Lgs. 21.11.2005 n. 286), che aveva sostituito la precedente disciplina tariffaria (a forcella), con un sistema fondato sulla “responsabilità solidale” tra gli attori della catena logistica (legge 1.3.2005 n. 32). Infatti, le recenti vicende del mercato dell’autotrasporto hanno dimostrato che le tariffe non si sono adeguate ai crescenti costi di esecuzione del servizio, causando gravi pregiudizi economici a tutte le imprese di autotrasporto e, più in generale, alla sicurezza dei traffici e dell’economia. Differentemente da quanto accaduto durante la scorsa legislatura, l’applicazione della nuova normativa trova un primo slancio, anche a causa del recente straordinario aumento del costo del gasolio, che costituisce uno dei principali elementi di calcolo della tariffa di trasporto.

A tale proposito, il provvedimento in esame agisce su vari fronti.

In primo luogo, attiva finalmente l’Osservatorio sulle attività di autotrasporto che, ai sensi dell’art. 9 del Decr. Lgs. n. 286/205 già in vigore, avrebbe dovuto disciplinare le tariffe d’uso del settore. Tale Osservatorio, istituito presso la Consulta generale per l'autotrasporto (Decr. Lgs.n. 284/2005), determinerà mensilmente sia “il costo medio del carburante per chilometro di percorrenza, con riferimento alle diverse tipologie di veicoli”, sia “la quota, espressa in percentuale, dei costi di esercizio dell’impresa di autotrasporto per conto terzi, rappresentata dai costi di carburante”. Così che, per esemplificare la questione, laddove il costo del gasolio fosse crescente, la sua incidenza sul costo di esercizio dell’impresa di autotrasporto aumenterà di conseguenza, giustificando l’adeguamento dei prezzi praticati al committente. Diversamente, in ipotesi di costo del gasolio decrescente, diminuirà correlativamente la sua incidenza sul costo complessivo di esercizio dell’impresa di autotrasporto e quindi la pressione, spesso indebita, ad abbassare la tariffa, per ragioni di insano mercato. Questa ingegnosa soluzione è stata preferita a quella più classica (cfr. ad esempio l’art. 6 della legge n. 537/93, in tema di appalti pubblici, ovvero l’art. 1664 cod. Civ.) che prevede ipotesi di revisione prezzi genericamente collegate ad anomalie straordinarie dei costi di produzione del servizio.

Una volta determinati il costo chilometrico del gasolio per autorizzazione, nonché la sua incidenza sui costi generali dell’impresa di autotrasporto, occorrerà considerare le due ipotesi, peraltro già delineate, ai diversi fini della responsabilità amministrativa, dell’art. 7 del citato Decreto Lgs. n. 286/2005: in caso di stipula tra le parti di contratto scritto di autotrasporto (ai sensi dell’art. 6 del citato decreto), “lo stesso contratto, ovvero la fattura emessa al vettore per le prestazioni ivi previste, evidenzia, ai soli fini civilistici ed amministrativi, la parte del corrispettivo dovuto dal mittente, corrispondente al costo del carburante sostenuto dal vettore per l’esecuzione delle prestazioni contrattuali”. In caso di contratto di autotrasporto orale, tale indicazione comparirà solamente nella fattura emessa dal vettore, con l’avvertenza che, laddove la parte del corrispettivo concordato, risultasse inferiore rispetto al corrispondente livello di costi minimi (gasolio e relativa percentuale dei costi di impresa) determinato dall’Osservatorio, il vettore ha il diritto di richiedere il conguaglio, per via monitoria, in un termine di prescrizione quinquennale, così come avveniva in vigenza degli articoli 2 e 4 della legge n. 162/93.

La necessità di esplicitare il costo chilometrico del carburante per autotrazione, nonché la sua incidenza sui costi fissi di esercizio dell’impresa di autotrasporto (“accountability”) non costituisce una novità per il sistema, laddove si considerino, da un lato, esempi come quelli del mercato finanziario (in tema di esplicitazione, al cliente, dei costi di intermediazione), dall’altro lato, le regole in materia di appalti, con i conseguenti obblighi di rendicontazione delle spese di sicurezza.

La complicazione della disciplina in esame scaturisce dal fatto che, spesso, il vettore contrattuale non è proprietario, bensì semplice subcommittente, dell’automezzo che esegue effettivamente il trasporto, consumando il gasolio presumibilmente necessario a tale servizio. Pertanto, lo sforzo che viene richiesto soprattutto a tali soggetti intermediari è quello di praticare ai loro committenti un prezzo che tenga effettivamente conto di tale costo, nonché degli altri costi di esercizio dell’impresa di autotrasporto che dovrà effettivamente eseguire il servizio, rinunciando alle pratiche di dumping che stanno rovinando il settore.

Comunque, è chiaro che il costo chilometrico del gasolio indicato sui contratti scritti e/o sulle fatture, dovrà costituire un indicatore rilevante, ai fini della determinazione del prezzo di ogni singolo trasporto: nel caso particolare di contratto orale, anche la parte del corrispettivo dovuta al vettore a copertura degli oneri generali di esercizio dovrà essere almeno pari a quella determinata dall’Osservatorio come corrispondente a costi diversi rispetto a quello del carburante. Si procede, pertanto, nella particolare ipotesi di contratto orale (la più frequente), alla determinazione, di fatto, di un costo minimo di sicurezza costituito, in parte, dal “corrispettivo dovuto dal mittente, corrispondente al costo del carburante sostenuto dal vettore per la esecuzione delle obbligazioni contrattuali”; dall’altra parte, dal rimborso dei costi diversi dal carburante così come indicati, in percentuale su detto costo, dall’Osservatorio sulle attività di autotrasporto. Da quanto sopra esposto appare di piena evidenza l’importanza innovativa del provvedimento in esame, anche a voler prescindere dalle clausole di adeguamento al costo del gasolio di cui si dirà appresso.

In particolare, in assenza di un contratto scritto, che andrà stipulato con le indicazioni di cui all’art. 6 del già vigente Decr. Lgs. n. 286/2005, il mittente corre il rischio, oltre che della responsabilità condivisa in caso di carenza di autorizzazioni, errata sistemazione del carico, violazioni dell’orario di guida, dei limiti di velocità da parte dell’autista del mezzo vettore, anche di una vertenza, avente ad oggetto il conguaglio quinquennale tra il prezzo pagato e il costo minimo di sicurezza (che nnon considera l'eventuale utile d'impresa), come sopra calcolato.

Quest’ultimo, effettivamente è adeguato, in proporzione, “sulla base delle variazioni intervenute nel prezzo del gasolio da autotrazione” accertate mensilmente dall’Osservatorio, “laddove dette variazioni superino del 2% il valore preso a riferimento al momento della sottoscrizione del contratto scritto di autotrasporto” ( e solo se la prestazione viene eseguita decorsi trenta giorni da tale stipula).

Si osserva che tale previsione normativa non è ripetuta in via analoga, per il caso di stipula orale del contratto di autotrasporto, semplicemente per il fatto che, in tal caso, è l'intero insieme dei costi ad essere periodicamente aggiornato. Si osserva altresì che, per l’ipotesi in cui le parti avessero scelto la forma scritta per disciplinare i loro rapporti contrattuali ( anche attraverso la stipula di un accordo quadro che riguardasse prestazioni da eseguire in un arco temporale superiore di trenta giorni alla data di stipulazione) il provvedimento in esame prevede espressamente il termine di prescrizione annuale di cui all’art. 2951 Cod. Civ., con la conseguenza che appare sempre più indispensabile che le parti disciplinino per iscritto i loro rapporti, anche con riferimento alla clausola di adeguamento della tariffa al costo del carburante.

In sede di prima applicazione e fino a quando l’attività dell’Osservatorio non sarà effettivamente iniziata, gli adeguamenti sono calcolati in base alle rilevazioni mensili del Ministero per lo sviluppo economico sul costo del gasolio (in attesa del relativo provvedimento amministrativo, si potrebbe fare riferimento al sito dell’ufficio statistiche dell’energia – D.G.E.R.M.). Con una terminologia di dubbia interpretazione, frutto evidentemente di sopravvenute negoziazioni legislative, si dispone che le nuove disposizioni “trovano applicazione con riferimento agli aumenti intervenuti del costo del gasolio a decorrere dal 1° luglio 2008 o dall’ultimo adeguamento effettuato”. Così come scritta, la norma potrebbe significare che essa non si applica nel caso in cui il prezzo del gasolio fosse invece in discesa. Probabilmente, la disposizione riguarda semplicemente la determinazione dei prezzi previsti nei contratti di autotrasporto stipulati in forma scritta, per i quali viene data espressa rilevanza agli adeguamenti basati sulle variazioni intervenute sul prezzo del gasolio (oltre il limite del 2% ed in relazione a prestazioni di autotrasporto eseguite oltre trenta giorni dalla data di stipulazione di tali contratti).

Se non ché, la clausola in esame prevede, in alternativa, che le disposizioni trovino applicazione “dall’ultimo adeguamento effettuato”, facendo intendere, con una certa approssimazione, che, nel caso di contratti di durata, l’adeguamento prezzi fondato sull’incremento del costi del gasolio avvenuto anche prima del 1 luglio 2008 si applichi con riferimento all’ultimo adeguamento effettuato. Non sembra tuttavia che le citate ipotesi sospensive si applichino ai contatti di autotrasporto stipulati in forma orale, nonché alle relative procedure (fatturazione, calcolo dei costi di esercizio, azione monitoria) in quanto non riferentesi direttamente all’aumento del costo del gasolio in quanto tale.

Completano le nuove disposizioni altri provvedimenti riguardanti il termine di pagamento del corrispettivo relativo ai contratti di trasporti di merci su strada (mutuato dalle disposizioni comunitarie di cui al Decr. Lgs. n. 231/2002), quelle relative alla installazione e l’esercizio di impianti di distribuzione di carburante, nonché altre disposizioni di agevolazione fiscale o finanziaria, a favore delle imprese di autotrasporto.

Un cenno particolare, infine, meritano le sanzioni amministrative introdotte per il caso di violazione delle disposizioni sopra esaminate: l’esclusione, fino a sei mesi, da eventuali gare di affidamento pubblico della fornitura di beni o servizi, nonché l’esclusione, per un periodo di un anno, dai benefici fiscali finanziari e previdenziali di ogni tipo previsti dalla legge. Invero, nonostante il fatto che si tratti di sanzioni abitualmente previste dal Legislatore a carico di imprese che approfittano della loro posizione dominante sul mercato, la norma in esame non esclude che tali sanzioni si applichino anche alle imprese di autotrasporto, ove responsabili, ad esempio, di non aver compilato correttamente la fattura emessa per il servizio reso.

La previsione potrà essere approfondita e migliorata, in occasione della prossima riforma della riforma (la delega scadrebbe il 31 dicembre p.v.), anche con riferimento a pratiche scorrette, quale l’affidamento del servizio ad altro fornitore, causata dalla legittima richiesta di conguaglio del precedente, già oggetto di una proposta di legge, depositata al termine della scorsa Legislatura e di un ordine del giorno, approvato dalla Camera dei Deputati unitamente alle disposizioni in esame.

In ogni caso, sempre al fine di agevolare il ricorso a modelli scritti per il contratto di trasporto è previsto che le sanzioni sopra citate non si applichino anche nel caso in cui le parti avessero stipulato, sempre per iscritto, un contratto applicativo degli accordi volontari già istituiti in base all’art. 5 del citato Decr. Lgs. n. 286/2005.

Milano, 5 agosto 2008

avv. Michele Calleri

 




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