2.03.2018

Secondo la Corte Costituzionale l’art. 83 bis non si pone in contrasto con i principi costituzionali e, pertanto, non crea alcuna ingiustificata disuguaglianza né ostacola la libera iniziativa economica.

Al contrario, il sistema dei costi minimi è funzionale alla tutela di primari interessi generali tra cui, in particolare, la sicurezza stradale. Conseguentemente, la Corte definisce le tariffe minime rivendicate dai vettori “incomprimibili ed essenziali”.

“Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 83-bis, commi 1, 2, 3, 6, 7, 8, 10 e 11, d.l. 25 giugno 2008, n. 112, conv., con modif., in l. 6 agosto 2008, n. 133, «nel testo temporale vigente», censurato, per violazione degli artt. 3 e 41 Cost., nella parte in cui, nei contratti di autotrasporto di merci su strada stipulati in forma orale, introduce una tariffa minima per i trasporti nazionali per conto terzi.

Sebbene sia evidente che la sicurezza stradale trovi più diretta tutela nelle disposizioni in materia di circolazione e nelle relative sanzioni, non appare
irragionevole né arbitrario che il legislatore persegua tale obiettivo anche con strumenti “indiretti”, attraverso un sistema tariffario che eviti un’attività d’impresa che potrebbe portare all’adozione di comportamenti poco compatibili con la sicurezza stradale.

La disciplina introdotta dalla disposizione impugnata, inoltre, prevedendo solo corrispettivi minimi basati su costi incomprimibili ed essenziali, lascia alle parti una maggiore autonomia negoziale rispetto alle tariffe a forcella, con limitazioni all’iniziativa economica privata che appaiono ragionevoli e proporzionate e
compatibili con i principi costituzionali.

Insussistente è anche la violazione dell’art. 3 Cost., atteso che la disciplina nazionale si rivolge all’attività d’impresa svolta in Italia (anche da imprese straniere con sede in Italia) e, dunque, non trova applicazione riguardo ai trasporti di cabotaggio, costituenti una prestazione occasionale, soggetta a precisi limiti quantitativi, svolta da un’impresa non stabilita sul territorio nazionale, nell’ambito di un trasporto internazionale.

D’altronde, gli stessi parametri che concorrono alla formazione del costo minimo sono tipici dell’autotrasporto nazionale e tengono conto delle riduzioni del costo del carburante derivanti dalle norme sul parziale rimborso delle accise. Il concorso della disciplina nazionale e di quella comunitaria, dunque, non genera irragionevoli disparità di trattamento a danno degli operatori nel mercato nazionale, determinando così una «discriminazione a rovescio», né costituisce una irragionevole scelta di un regime che finisce per omologare fra loro situazioni diverse o, al contrario, per differenziare il trattamento di situazioni analoghe.

L’eventualità di effetti negativi sulle imprese nazionali —dovuti a specifiche situazioni, quali l’esercizio da parte di talune imprese di ripetuti e frequenti trasporti di cabotaggio, in virtù dello svolgimento della propria attività in prossimità dei confini nazionali— attiene semmai a profili di mero fatto, irrilevanti in sede di giudizio di costituzionalità (sentt. nn. 89, 193, 386 del 1996, 443 del 1997, 167 del 2009, 152, 247 del 2010, 56 del 2015, 203 del 2016, 16 del 2017)”.